Recensione - Passenger

Buongiorno Readers!
Oggi vi parlo di Passenger di Alexandra Bracken, il fantasy che tutti aspettavano, soprattutto grazie alla bellissima cover.
Una storia originale e dal ritmo serrato: uno speciale viaggio nel tempo, ricco di avventura e romanticismo.  



In una terribile notte, la giovanissima Etta Spencer perde tutto quello che conosce e ama. Catapultata all'improvviso in un mondo sconosciuto, ha un'unica certezza: non ha viaggiato per chilometri, bensì per secoli. La sua famiglia, infatti, possiede la capacità di viaggiare nel tempo. Un'abilità di cui lei ha sempre ignorato l'esistenza. Fino a ora. Passeggera a sorpresa su una nave nel bel mezzo dell'oceano, e disposta a tutto per ritornare alla propria epoca, Etta inizia una straordinaria avventura attraverso secoli e continenti, in compagnia di Nicholas, giovane capitano della nave, alla disperata ricerca di un oggetto misterioso e di inestimabile valore, in grado di salvare il suo futuro. Ma i tentativi di Etta per trovare la strada di casa non fanno che trascinarla sempre più a fondo. Per sopravvivere dovrà imparare a navigare tra spazio e tempo, tradimento e amore.  



Ho iniziato questo libro piena di curiosità, troppa gente ne parlava bene.
Passenger è ricco di personaggi forti, approfondite ricerche storiche e una buona dose di romanticismo.


Etta Spencer, un prodigio del violino, scopre accidentalmente di poter viaggiare nel tempo e viene spinta in un pericoloso viaggio per recuperare un oggetto che potrebbe distruggere il suo mondo se caduto nelle mani sbagliate.


Ed è proprio questa caccia la parte più interessante del libro.
Si svolge in paesi ed epoche diverse, raccontati a meraviglia dalla Bracken che ha reso una descrizione puntuale e impeccabile delle epoche, senza però perdere il lato emozionale.


Etta è forte ma, non da subito. Mentre segue i vari indizi si spinge in situazioni che la aiutano a costruire il suo carattere.
Fortunatamente non è sola in questo viaggio.
Nicholas Carter, è il suo compagno di viaggio, uno schiavo che ha acquistato la propria libertà nel 1700.
Impossibile non apprezzare questo personaggio, così interessante e multiforme.
In particolar modo ho apprezzato la sua visione del razzismo. Per lui era inconcepibile pensare di stare con Etta e che questo fosse accettato dalla gente. Il suo dolore, dovuto alla diversità, è sempre presente e fa molto riflettere.


"Dimmi... solo una cosa... sulla tua epoca", riuscì a tirare fuori
"Ma certo", rispose Etta.
"Ti ricordi... quella coppia a Londra, nella stazione?"
"Quelli che ballavano? Sì, e allora?"
"Potremmo... ballare in quel modo... anche noi?" domandò, faticando a riprendere fiato. "Nella tua epoca?"
Etta strinse le labbra, sforzandosi di fargli un sorriso. "Sì."
"Lo pensavo. Puoi restare... finché mi addormento?"
Etta lo baciò sulle guance, sulle palpebre, sulla fronte, lasciando una traccia bruciante sul suo cuore.


La scrittura della Bracken è eloquente e molto descrittiva. E la trama è brillante senza essere troppo prevedibile.
L’unica pecca di questo romanzo è la velocità. Di norma questo è un punto a favore per i libri che leggo, ma in questo caso avrei preferito di fermarmi un po’ più a lungo nelle varie epoche ad esplorarle con Etta e Nicholas.


Il finale invece è assolutamente a favore: un colpo di scena, completamente inaspettato, e la successiva introduzione al secondo capitolo della saga, lascia un gran senso di vuoto al lettore. Senso di vuoto che può essere riempito solo ed esclusivamente leggendo Travellers.  


Cosa altro dire? Spero vi piaccia tanto quanto è piaciuto a me.


Buona lettura!

K.